STORIA TRADIZIONI

“Riso amaro”: compie 70 anni il film cult girato nel vercellese

Locandina di Riso Amaro

Compie settant’anni uno dei più importanti film del neorealismo italiano: “Riso amaro”, girato nelle campagne del vercellese, cascina Veneria a Lignana e tenuta Selve a Salasco. Tra le vicende personali, si può vivere il tempo delle nostre mondine, tra sacrifici, canti e duro lavoro. Un orgoglio per noi vercellesi, perché come protagonista ha uno dei mestieri simbolo della nostra terra, a cui le nostre risaie hanno fatto da set cinematografico.

“Riso amaro”, neorealismo e mondine

“Riso amaro” è il secondo capitolo della nota “Trilogia della Terra” di Giuseppe De Santis (“Caccia tragica”, “Riso amaro” e “Non c’è pace tra gli ulivi”). “Braccata dalla polizia, la complice di un ladro si unisce a un gruppo di mondine in partenza per le risaie del vercellese. Qui viene raggiunta dall’amante che, aiutato da una delle mondine, progetta di impossessarsi del raccolto di riso”.

Il regista di "Riso Amaro", De Santis
Giuseppe De Santis. Foto: Federico Patellani [Public domain], via Wikimedia Commons

Grazie alla commistione di diversi generi e diverse culture cinematografiche, De Santis trasmette un chiaro messaggio politico, contrapponendo il melodramma popolare al cinema verità. Infatti uno dei punti più importanti è proprio l’incipit, in cui, durante una manifestazione operaia, un giornalista radiofonico racconta al mondo la realtà del lavoro delle mondine. L’interesse per la grande fatica fisica che domina le giornate dei lavoratori, lo rende una peculiare ed interessante fonte storica.

Alcune mondine
Mondine e caporale. Foto: Jacqueline Vodoz [Public domain], via Wikimedia Commons

Sono gli anni Cinquanta, quelli in cui la nostra società inizia a conoscere l’America, e “i feticci di un mondo occidentale dedito al capitalismo” come afferma il regista. Tali feticci sono qui rappresentati attraverso la radio, il boogie-woogie e le chewing-gum. Un mondo straniero che si mescola con le lotte nostrane.

Canti e lotte delle mondine, tra film e realtà

Nella pellicola si ha uno spaccato di ciò che era la vita nei campi e del lavoro delle mondine, senza far mancare le ingiustizie che vivevano quotidianamente. De Santis non manca di narrare gli attriti tra caporale (padrone) e mondine, che si dividono in “regolari” ed “irregolari”, cioè quelle senza contratto. Dopo vari scontri, si arriva alla solidarietà. Entrambi gli “schieramenti” hanno bisogno di lavorare e di guadagnare. Così si uniscono in questa lotta, tra canti e proteste. I canti delle mondine sono entrati nella tradizione di ogni terra che le ha viste faticare e lottare. Infatti si differenziano per vari argomenti, tra cui la terra di provenienza.

Silvana Mangano in Riso amaro
Silvana Mangano in una scena del film. Foto: Pizzaebirra2008 Italian wikipedia. [Public domain], via Wikimedia Commons

Le mondine erano lavoratrici stagionali provenienti in genere dall’Emilia-Romagna, dal Veneto e dalla Lombardia, che prestavano la propria opera nelle risaie delle province di Vercelli, Novara e Pavia. Malinconia per la propria terra, ma anche fatiche del lavoro e della vita quotidiana, svago, divertimento e riferimenti irriverenti alla politica. Venivano tramandati oralmente dalle donne più anziane alle più giovani proprio durante il lavoro in risaia o in occasione dei pochi momenti di svago.

La denuncia sociale di “Riso amaro” nella vita reale

Le condizioni di lavoro erano pessime. L’orario era pesante e la retribuzione delle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Ciò fece crescere il malcontento che, nei primi del ‘900 sfociò in agitazioni e in tumulti. La principale rivendicazione, ben riassunta dalla canzone Se otto ore vi sembran poche, mirava a limitare ad otto ore la giornata lavorativa.

Riso Amaro per le condizioni delle mondine
Mondine in risaia. Pierpao, Italian Wikipedia. [Public domain], via Wikimedia Commons

Ottennero alcuni risultati tra il 1906 e il 1909, quando interi comuni del vercellese approvarono regolamenti che accoglievano questa rivendicazione. Inoltre, rischiavano numerose malattie per via delle zanzare, che si trovavano nelle risaie, e delle sanguisughe. In “Riso amaro” vediamo, attraverso uno stile che richiama quello del grande cinema hollywoodiano, come le mondine devono portare con sé i bambini, vivendo in dormitori.

Dormitorio delle mondine, campagna vercellese
Dormitorio delle mondine, Tenuta Colombara (Livorno Ferraris, VC). Rondolino Società Cooperativa Agricola [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons

E come i bassi salari costringono all’uso dei beni fino al loro logoramento. Tutto ciò vuole essere una dedica al loro sacrificio, al loro coraggio e alla loro caparbietà, che le ha portate alla conquista dei diritti sindacali. Vincendo, così, anche contro il “signor padrone dai bei pantaloni bianchi” (“Sciur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi”, “signor padrone dai bei pantaloni bianchi, fuori i soldi”).


Stefania Filice

Autore: Stefania Filice

Laureanda in lingue e letterature straniere moderne. Appassionata di libri, scrittura, fotografia e videomaking. Qualsiasi cosa abbia a che fare con la creazione di una storia, l’immaginario e la fantasia.
“Riso amaro”: compie 70 anni il film cult girato nel vercellese ultima modifica: 2019-12-10T08:23:07+01:00 da Stefania Filice

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