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Storia di Vercelli: il Duomo, la casa di Sant’Eusebio

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Capitale Europea del Riso, Vercelli, dopo Asti e Torino, rappresenta un patrimonio artistico e culturale di rilievo. Celti, Galli e Romani fecero dell’attuale provincia un importante centro artistico e commerciale lasciando ai nostri occhi bellezze invidiabili. Gli storici collocano la nascita delle prime tribù vercellesi all’età del Bronzo sulle rive del fiume Sesia estendendosi fino all’attuale Borgo Vercelli. Dopo i primi villaggi, la storia di Vercelli nasce tra tre ponti, mura alte 70 piedi e circa 300 torri per difendere una meravigliosa città che oggi è diventata meta di centinaia di turisti. Tradizioni, religione, arte e commercio sono le quattro parole che racchiudono la storia della provincia piemontese.

Storia di Vercelli: dal centro al Duomo

Nel corso della sua storia, Vercelli ha coltivato una tradizione religiosa di spicco. Chiese e Basiliche, infatti, caratterizzano il centro storico medievale. A pochi passi da Piazza Cavour, piazza centrale e zona di mercato, ci possiamo imbattere in quel che era il ghetto ebraico riconoscibile grazie alla bellissima sinagoga di via Foa, accessibile al pubblico in alcuni giorni dell’anno. Se ci spostiamo verso il Duomo, possiamo osservare un elevato numero di bellezze tra cui la Torre dell’Angelo, Torre Comunale, Torre di San Marco, Torre dell’Orologio, Torre dei Tizzoni, l’ex mercato pubblico, il teatro civico, il Dugentesco e la Basilica di Sant’Andrea fino ad arrivare in piazza Alessandro D’Angennes, dove sorge il Palazzo Murazzano, ex ospedale medievale di Santa Brigida degli Scoti.

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Nella medesima piazza, sul lato sinistro del Duomo, sorge il Palazzo Arcivescovile, residenza arcivescovile da almeno sette secoli che ha accolto molti dei Duchi di Savoia nei loro periodi di permanenza. Ora la struttura ospita la biblioteca Capitolare e il museo del Duomo. Sempre nello stesso complesso, di rilevante bellezza spicca il seminario arcivescovile, una serie di edifici realizzati dopo la metà del Cinquecento per volontà di Francesco Bonomi. Un luogo sacro se solo pensiamo che nel 1998 dormì Papa Giovanni Paolo II tanto che la stanza che lo ospitò in occasione della visita a Vercelli, è stata custodita come lasciata da Wojtyla vent’anni fa.

Il Duomo: l’antica e moderna basilica

La Cattedrale di Sant’Eusebio, patrono di Vercelli e dell’intera regione del Piemonte, ha origini molto lontane, ma quello che noi oggi osserviamo è un Duomo frutto di vari restauri.
Durante l’impero romano in questa zona sorgeva un’area necropolare in cui venne sepolto San Teonesto, primo martire cristiano vercellese vittima delle persecuzioni di Diocleziano. Accanto, in suo onore, volle farsi seppellire Sant’Eusebio. Secondo la tradizione, la Basilica venne fondata da Teodosio I, ma a causa delle invasioni barbariche subì ingenti danni che hanno costretto più interventi di restaurazione. Grazie alla sua posizione strategica che ridossa su via Francigena, nel corso degli anni è un punto di riferimento per i centinaia di pellegrini che transitano sulle strade vercellesi e le numerose reliquie, come quelle di Thomas Beckett, ne sono la prova.

Storia Di Vercelli

Secondo quanto ci hanno fornito gli storici il primo modello di Basilica fu molto simile alla Basilica di San Pietro in Vaticano, cioè con quattro navate e cinque file di colonne. Le Chiesa è stata preceduta da un quadriportico dove erano situate una scuola di grammatica e di canto. In questa fase, la più antica, il Duomo subì i primi importanti lavori di restauro ordinati dal vescovo Leone in seguito all’incendio appiccato da Arduino d’Ivrea in occasione dell’uccisione del vescovo Pietro. L’unico superstite fu il campanile e nonostante i tanti rimaneggiamenti la Chiesa rimase fino al XVI secolo, periodo in cui si abbandonò il Rito Eusebiano per il Rito romano.

Demolizione e ricostruzione

La svolta arriva nel 1570 quando il cardinale Guido Ferrero ordinò l’abbattimento del coro della precedente Chiesa avviando così i lavori per la ricostruzione completa dell’edificio. Dodici anni dopo, a lavori terminati, la Basilica si trovò composta da due edifici separati da un muro. Nel XVIII secolo l’architetto di corte Benedetto Alfieri fece completare al suo aiutante Luigi Michele Barberis e dal collega Gian Battista Ferroggio i suoi grandi progetti di ricostruzione. Soltanto nel 1714 vennero completati i lavori di demolizione della vecchia Basilica e venne costruito il grande pronao e la facciata neoclassica.
Dopo circa cento anni dalla totale demolizione, il territorio della diocesi venne elevato ad arcidiocesi. Nel 1834 invece Gregorio XVI elevò il Duomo a Basilica minore. L’ultima fase di restauro vide protagonista Giovanni Larghi che nel 1860 si dedicò alla cupola. Undici anni più tardi, Edoardo Arborio Mella ultimò il pavimento a mosaico per l’interno della Chiesa e, infine, nel 1893 Giovanni Locarni realizzò le cancellate del pronao e dei giardini laterali. Nel secolo successivo vennero terminati i lavori di restauro anche se è il 2012 l’anno in cui la restaurazione del Duomo si completò definitivamente poiché l’intero edificio è stato riportato alle cromie originali settecentesche.

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Il Duomo, che si affaccia sulla bellissima piazza con giardini che porta il nome del patrono, è costituito da un sagrato semicircolare pavimentato in ciottolato. La pianta della Chiesa è a croce latina ed è composta da tre navate a loro volta suddivise in cinque campate e le volte a botte sono sostenute da massicci pilastri quadrati  con colonne in stile corinzio realizzate in finto marmo. La navata maggiore si incrocia con il transetto, punto in cui si eleva la cupola decorata in stucco mentre dalla zona absidale si accede alle due sacrestie ellittiche. Nel presbiterio è collocato l’organo principale, su due apposite cantorie, ed il primo strumento di cui si ha notizia sembra essere stato realizzato nel 1466. Sul lato sinistro della Basilica sorge la cappella di Sant’Eusebio mentre sul lato destro sorgono i giardini, la cappella del beato Amedeo e da un altro ingresso con l’adiacente residenza arcivescovile.

Le cappelle

Le cappelle sono numerose e testimoniano l’importanza storico-religiosa della Chiesa. Sul lato destro vi sono: la Cappella delle Reliquie, di Sant’Onorato, di San Giovanni Nepomuceno, del Beato Amedeo IX, del Crocifisso e di Sant’Ambrogio. Sul lato sinistro invece troviamo la Cappella della Madonna dello Schiaffo, di San Filippo Neri, di Sant’Eusebio, dei Santi Donato e Guglielmo, di Sant’Elena ed Emiliano e del Fonte Battesimale.

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Tra le tante opere d’arte che fino ad ora abbiamo discusso spicca il crocifisso ottoniano, un vero e proprio capolavoro dell’oreficeria ottoniana. Probabilmente è stato realizzato sul finire del X secolo su commissione del vescovo Leone nell’ambito dei lavori di ricostruzioni a seguito dell’incendio di Re Arduino. Le sue dimensioni sono imponenti perché raggiunge i tre metri di altezza e spicca per l’accuratezza ed i dettagli figurativi. Il crocifisso venne spostato nella Cappella del Crocifisso, ma dopo il restauro a seguito dei danneggiamenti del 1983 venne definitivamente appeso sull’arco trionfale.

La madonna dello schiaffo

La Madonna dello Schiaffo rappresenta la Madonna con Bambino. Sulla guancia della Madonna è impressa una macchia che la tradizione del popolo vercellese l’ha attribuita ad uno schiaffo miracolosamente rimasto impresso. L’opera è stata collocata alla seconda metà del XIII secolo per i suoi influssi d’oltralpe e uno stile particolarmente gotico. Considerando l’importanza del Duomo, il tesoro si è arricchito nel corso degli anni e oggi le più preziose reliquie sono custodite nel vicino museo del tesoro, altre sono all’interno dell’Altare delle Reliquie. Il busto di San Pantaleone invece è posto in una nicchia dell’Altare di San Giovanni Nepomuceno, reliquiario in argento databile al XV. La reliquia è stata donata da Carlo Magno alla Chiesa vercellese. La decorazione del presbiterio è stata realizzata nel XVIII secolo ed è visibile ancora oggi senza alcun ritocco e unisce lo stile tardo-cinquecentesco della zona absidale con lo stile settecentesco del resto dell’edificio.

Storia Di Vercelli

Il vescovo Carlo Vincenzo Maria Ferrero Thaon donò l’altare maggiore, realizzato in marmi così come la statua in marmo di Carrara del Santo patrono, opera attribuita a Pierre-Etienne Monnot. Venne successivamente realizzata la seconda balaustra in stile roccocò verso l’altare, su disegno dell’architetto Alfieri, imparentato con il poeta Vittorio Alfieri; la prima, molto più lineare, risale al 1681 ed è attribuita a Michelangelo Garove. Le pareti del coro in stucco sono state realizzate dallo scultore Giovanni Bernero, commissionati dal vescovo Carlo Giuseppe Filippa della Martinaia nel 1802. Le decorazioni della Basilica appartengono tutte ad artisti della corte dei Savoia che lavorarono tra il Seicento e l’Ottocento.

Storia di Vercelli: il Duomo, la casa di Sant’Eusebio ultima modifica: 2018-11-09T10:23:39+02:00 da Andrea Bellini

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