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Tiro al piccione, il film fascista di Montaldo girato nel vercellese

Tiro Al Piccione Manifesto

Esattamente 12 anni dopo il celebre film di Giuseppe De Santis, Riso Amaro girato nel 1949, Vercelli ospita un’altra grande opera cinematografica realizzata da Giuliano Montaldo, Tiro al piccione. Alcune scene sono girate sul Lago Maggiore e in Valsesia, in zona Balmuccia. In quell’epoca debuttavano nelle sale film e cortometraggi antifascisti per raccontare la Resistenza e la caduta del Fascio. Una notte da leoni, La lunga notte del ’43, Tutti a casa, Era notte a Roma, tanto per citarne alcuni.

Giuliano Montaldo
Il regista Giuliano Montaldo

Negli stessi anni esordisce anche Montaldo con un film che provoca l’indignazione del pubblico. Per molto tempo è stato oggetto di pesanti critiche. Tiro al piccione è una storia raccontata dalla parte sbagliata. Basato sull’audace testo di Rimanelli, il regista coglie l’occasione di reinterpretarlo con grande coraggio.

Tiro al piccione, la trama

Il film racconta di un giovane, Marco, che dopo l’8 settembre del 1943, si arruola nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana (RSI – Repubblica di Salò). Politicamente confuso e trafitto da una complessa situazione personale, conosce un commilitone, Elia, che lo trascinerà tra le vie delle città a compiere rastrellamenti e barbarie. Sono gli anni crudi del fascismo. Marco è tenace ed ha grinta da vendere e diventa presto un eroe. In ospedale, a causa di alcune ferite, incontra Anna. Anna è l’infermiera che si prenderà amorevolmente cura di lui fino al ritorno in battaglia.

Tiro Al Piccione Manifestino
Il manifesto del film

Da qui nascerà un quartetto sentimentale piuttosto complicato. Anna è mantenuta in una lussuosa villa da un imprenditore. Tuttavia, si concede anche al capitan Mattei per evitare che Marco torni in guerra. L’imprenditore, il capitano e Anna fuggono insieme in uno squallido triangolo amoroso e opportunista. Marco li sorprende tutti è tre sul fatto e, sdegnato, abbandona la donna. Una breve parentesi d’amore che si è chiusa con la fuga in Svizzera di Anna. Intanto Marco torna sul campo di battaglia.

La resa ai partigiani

Nel frattempo il tenente Nardi sente alla radio della cattura e fucilazione di Mussolini ma tenta ugualmente di raggiungere la Valtellina. La situazione è sempre più critica. I partigiani, più numerosi, sorprendo i repubblicani. Questi ultimi fuggono e si arrendono. Marco dovrà dare il colpo di grazia all’amico Elia davanti al plotone d’esecuzione. Nardi, invece, decide di suicidarsi. Una scia di morte che sconvolge l’animo di Marco. Nauseato e senza più desiderio di combattere. E’ rimasto solo in mezzo ai cadaveri, con una stanchezza mortale fino a consegnarsi ai partigiani vittoriosi.

Tiro al piccione: critiche e curiosità

Il film di Montaldo all’inizio è considerato a favore del fascismo, per questo motivo all’epoca dei fatti ha subito pesanti critiche. “Mi sembrava si potesse parlare di chi allora aveva sbagliato strada ed era stato da noi riaccolto nella società”, racconta lo stesso regista. L’intento era quello di far arrivare al pubblico la storia di un ragazzo che si è formato con ideali sbagliati, quelli fascisti. Ma che, col tempo, e che col tempo ha visto vacillare tutte le sue convizioni.

Tiro Al Piccione Istituto Luce
La sede storica dell’Istituto Luce a Roma

Per il regista questa bocciatura è un duro colpo: pensa addirittura di cambiare mestiere ma grazie alla moglie Vera rimane nel mondo del cinema. Con il passare degli anni, Tiro al piccione dà a Montaldo grandi soddisfazioni. La pellicola viene revisionata e restaurata da CSC – Cineteca Nazionale nei laboratori di Istituto Luce Cinecittà per poterla presentare a Venezia Classici. Di fatto questo film resterà tra i bellissimi che raccontano l’oscura epoca fascista.

Tiro al piccione, il film fascista di Montaldo girato nel vercellese ultima modifica: 2020-05-06T09:37:46+02:00 da Andrea Bellini
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