STORIA

Giovanni Randaccio: da Vercelli a D’Annunzio, un eroe nazionale

Guerramondiale

Tra i tanti eroi di guerra che hanno calpestato il territorio vercellese, vale la pena soffermarsi su una figura d’eccezione che per qualche anno ha vissuto la quotidianità della provincia piemontese. Giovanni Randaccio è nato a Torino nel 1885, da padre sardo – che fu un valoroso ufficiale nelle battaglie dell’indipendenza nazionale – e da madre vercellese. Ebbe la sua educazione a Vercelli dove stette con la mamma fino a che, licenziato dal Liceo, fu ammesso a Modena, donde nel 1905 uscì sottotenente di fanteria. Prese parte alla guerra di Libia. Passò quindi nell’aviazione, ottenendo il brevetto di pilota.

Le medaglie al valor militare

Il 1 giugno 1915, a Monte Sei Busi, guadagnò la prima medaglia d’argento per l’arditezza dimostrata conducendo all’attacco, in una difficile situazione, la propria compagnia e gli uomini di un altro reparto rimasto senza ufficiale. Il 21 ottobre successivo, in battaglia sul Carso, ottenne la seconda medaglia d’argento. Le gravi ferite riportate a seguito di scontri a fuoco, lo obbligarono ad abbandonare la guerra per alcuni mesi. Per lui, la sosta, fu un tortura.

Fonte: Repubblica.it

Ripresosi, torna tra i suoi fanti e partecipò alla battaglia dell’11 e del 12 ottobre 1916 sul Veliki-Kribach, in cima al quale piantò la bandiera affidatogli da Gabriele D’Annunzio. L’eroica condotta che egli tenette in guerra, valse la terza medaglia d’argento al valore e la promozione a maggiore per merito di guerra.

D’Annunzio e Giovanni Randaccio: un legame speciale

Nella magnifica orazione di Gabriele D’Annunzio che disse al cimitero di Monfalcone davanti alla salma dell’eroe, descrisse così la figura di Randaccio: “In forma di atleta un’anima candida e fresca di adolescente; un coraggio leonino illuminato da un sorriso di fanciullo; sotto una gran forte pallida due occhi limpidi e leali che miravano il pericolo come a vent’anni si guarda l’amante. Amato dal pericolo, egli era promesso alla morte. Come Francesco aveva sposato la povertà, questo serafico della guerra aveva sposato la morte. […] Ed anche nelle atroci sofferenze dell’agonia, anche nella morte, fu superbamente eroico. Il suo martirio atroce si svolse su una misera branda, fra altri feriti, in una bolgia di dolori”.

Fonte: Digituring. Giovanni Bertacchi commemora Giuseppe Randaccio

E D’Annunzio così chiudeva la sua orazione: “[…] Stava alla sua destra un mitragliere ferito nel polmone, da cui escivano un gorgoglio e un sibilo alterni; alla sua sinistra, sopra un traversino, stava qualcosa come una zolla intrisa di sangue nero: una faccia interamente cancellata da una scheggia, dove il respiro strideva tuttavia tra i frantumi delle mascelle e le zacchere di mota. […] Ora facciamo sgombrare la stanza; e tu rimarrai solo, sarai più tranquillo.” 

Purtroppo non siamo a conoscenza del fattore comune che legava Giovanni Randaccio e Gabriele D’Annunzio. Fatto sta che le tante citazioni e lettere ritrovate, testimoniano come il rapporto tra i due fosse profondo.

Lettera di Giovanni Randaccio a Gabriele D’annunzio. L’autografo di questa lettera è sul rovescio di una carta topografica.

 

Lettera di Gabriele D’Annunzioa Giovanni Randaccio prima della sua morte.

Il 28 maggio del 1917 fu, per Giovanni Randaccio, giorno fatale. Durante l’asprissima occupazione della Quota 28, oltre il breve Timavo, riportò delle gravissime ferite d’arma. Dopo aver combattuto da eroe, venne ripetutamente colpito dal nemico e non riuscì a sopravvivere. Venne trasportato alla Sezione di Sanità dove morì con lo stesso animo sereno con il quale aveva combattuto.

Le tre date di morte di Giovanni Randaccio

Sulla stele di Aquileia è incisa la data di morte del Capitano, ovvero il 27 maggio del 1917. Secondo la relazione dell’ufficio Storico dello Stato maggiore, l’agguato a Quota 28 sarebbe iniziato la notte del 28 maggio, e risulta raggiunta all’alba dell’indomani (il 29 maggio). Questo coincide con il libro Caporetto di Angelo Gatti che data la morte di Randaccio il 29 maggio così anche Luccio Formisano in La battaglia del Timavo, scrive che alle quattro del mattino, l’azione è fallita per cedimento della fanteria. Lo stesso scrive Enrico Morali nel suo libro In guerra con i Lupi di Toscana. La motivazione della medaglia d’Oro concessa alla sua memoria, reca in calce la data 28 maggio 1917. Ci sono quindi tre varianti sulla morte del Maggiore Giovanni Randaccio: il 27 maggio, il 28 e il 29.

Fonte: it.Wikipedia. Stele dedicata a Giovanni Randaccio.

A Randaccio, alcune lettere d’onore

“Manteneva sempre vivo nel suo battaglione quello spirito aggressivo col quale lo aveva guidato alla conquista di importanti posizioni nemiche. Attaccava Quota 28 a sud del Timavo con impareggiabile energia e nonostante le gravi difficoltà la occupava. Subito dopo colpito a morte da una raffica di mitraglia non emise un solo gemito, serbando il viso fermo e l’occhio asciutto, finchè fu portato alla Sezione Sanità, dove soccombette mantenendo anche di fronte alla morte quell’eroico contegno che tanto ascendente gli dava sulle dipendenti truppe quando le guidava all’attacco”.

– Fonti del Timavo, quota 28, 28 maggio 1917,

Fu un combattente d’eccezione. “Eroe di altissime virtù guerriere, trascinatore di truppe ad ogni cimento” così lo ha dipinto S.A.R. il Comandante della III Armata. Gabriele D’Annunzio, nella orazione di Monfalcone in memoria di Lui, chiamò il Randaccio “fante esemplare, vero operaio della vittoria, l’uomo compiuto della nostra guerra”.

Giovanni Randaccio: da Vercelli a D’Annunzio, un eroe nazionale ultima modifica: 2019-05-08T18:20:56+02:00 da Andrea Bellini

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