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STORIA

Il borgo di Vettignè, esempio di economia agricola d’altri tempi

Castello Vettignè

Borgo di Vettignè, esempio di quell’economia agricola di altri tempi, luogo da riscoprire. Il territorio vercellese offre un’immensa quantità di luoghi abbandonati. Saletta di Costanzana o il Principato di Lucedio, tanto per citarne alcuni, sono tra i più gettonati. Se dalla campagna di Trino ci spostiamo verso Santhià, vale la pena soffermarsi sull’incantevole borgo di Vettignè. Un grande complesso ricco di storia e leggende nato in mezzo al nulla. Perchè in mezzo al nulla? Intorno all’anno Mille vengono costruiti i primi edifici ma le risaie non ci sono ancora.

Via Francigena Copertina
La via Francigena nella zona di Vercelli. Foto Gambero Rosso

I primi mattoni infatti sono stati depositati sul crocicchio di due importantissime vie di comunicazione: la via Francigena e la via Svizzera. Il castello e le sue terre appartengono per lungo tempo alla famiglia Vialardi di Verrone. Successivamente passano in mano ai Dal Pozzo e per infine alle famiglie Savoia-Aosta.

Il borgo di Vettignè

Per la sua posizione strategica, per il borgo, si sceglie il nome Vettignè. Non a caso deriva proprio da Vectigal, il dazio che si pagava per oltrepassare il borgo. Uno stratagemma perfetto che nel corso di breve tempo fa arricchire i suoi abitanti. Nel XV secolo il borgo di Vettignè è ampliato. Dietro ai primi edifici si costruisce un lussuoso castello con torre a pianta circolare. Intorno al 1500, causa aumento demografico, sono costruiti i due bracci laterali in modo da formare un grande cortile. Nel 1700 circa, con l’avvento della cultura agricola, il borgo diventa una vera e propria azienda agricola. Considerando le sue ampie dimensioni, il borgo è probabilmente tra i più floridi della zona. Inoltre, sui bracci laterali, si realizza una serie di edifici per ospitare i contadini che coltivano gli appezzamenti di terreno intorno al borgo. L’apice raggiunto dal piccolo paesino arriva tra il 1700 e il 1800. Il borgo di Vettignè infatti, grazie alla sua autonomia, diventa comune.

Bonifacio “Facino” Cane

Come per tutti i luoghi di questo tipo, è immancabile la classica leggenda. A differenza del solito, questa volta, sembra essere piuttosto veritiera. Si dice infatti che all’interno della cascina nacque un tempo il perfido Bonifacio “Facino” Cane (1360 – 1412). Costui era un mercenario che terrorizzò l’Italia settentrionale tra il XIV e il XV secolo.

Bonifacio Cane
Facino Cane

Bonificio Cane viene ingaggiato da Teodoro II del Monferrato che pare gli affiancò 400 cavalieri tra il 1391 e il 1397. Il perfido saccheggiò gran parte del Piemonte lasciando dietro di se una lunga scia di sangue e violenza inaudita. Gli unici borghi risparmiati dalla sua ferocia furono proprio quelli di Santhià e Vettignè. Proprio per questo motivo si pensa che egli fosse nato in queste zone.

Il borgo di Vettignè nel corso dei secoli

Nonostante le costruzioni appartengano ad un’epoca più recente, fuori dalle mura è ancora ben visibile il mulino, attraversato dal canale e perfettamente conservato in tutti i suoi ingranaggi. A pochi metri sorge un edificio dall’architettura fascista. Per questo motivo si colloca la sua edificazione intorno agli anni ’30 – ’40.

Mulino Acqua

L’abitazione ospitò al piano terra un refettorio, sopra il dormitorio per le mondine. Un’altra testimonianza dell’influsso del fascismo sull’agricoltura è l’ancora leggibile scritta “è l’aratro che lascia il solco, è la spada che lo difende”. Più antica la seconda chiesa, costruita nel 1742 perché quella del borgo non bastava per tutti gli abitanti. Da non dimenticare il cimitero, risalente al 1800, che per ovvi motivi è stato eretto distante dalle abitazioni.

Il borgo oggi

A partire dal 1960, il borgo di Vettignè inizia a spopolarsi, causa il boom economico e la corsa alle fabbriche. Gli ultimi abitanti fanno i bagagli intorno agli anni ’80, nonostante alcuni edifici come la scuola e l’osteria siano ancora funzionanti. Dal 1998, il nucleo del borgo passa in mano alla signora Enrica che, armata di buona volontà, ha ristrutturato l’intero complesso. Nel 2006 nasce così il bellissimo Bed and breakfast.

castello Vettigne
Alcune immagini del borgo – Foto B&B Enrica

Rimettere in sesto Vettignè è assai costoso e difficilmente sostenibile da privati. A questo bisogna aggiungere il crollo dell’ala verso Santhià dovuto ad una tromba d’aria mentre la vecchia casa padronale è crollata sotto il peso dei suoi secoli. Gli edifici restanti sono sempre più fatiscenti e sono divorati dalla natura che si sta riprendendo ciò che le è stato tolto. Per l’ennesima volta purtroppo dobbiamo assistere a un totale abbandono di un luogo magico e unico nel suo genere. Un grande esempio dell’antica economia agricola vercellese.

Il borgo di Vettignè, esempio di economia agricola d’altri tempi ultima modifica: 2020-05-13T07:35:44+02:00 da Andrea Bellini
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