TRADIZIONI

Il Carnevale: storia e leggenda di una tradizione che unisce il territorio

Fonte: Vercelli YouthNews. Sfilata notturna del carnevale di Vercelli

Uno dei momenti più belli dell’anno per i bambini, dopo Natale, è il Carnevale. Febbraio è mese di grande festa per i più piccoli e per l’occasione, l’Associazione Culturale PasparTù, propone il laboratorio ‘Carnevale presto impazza’, dedicato ai bambini dai 4 anni in su. L’evento si è tenuto sabato 23 febbraio 2019 presso Piazza Guala Bicheri. Fantasia e immaginazione sono state protagoniste di un viaggio attraverso le tradizioni del carnevale alla scoperta delle maschere italiane. L’ultima sfilata è datata 3 marzo con il tradizionale giro che trova inizio in Piazza Roma all’ombra del Duomo e del Sant’Andrea.

Fonte: PaesiOnline

Stefano Roncaglia, alla sua prima volta da presidente del Comitato Manifestazioni Vercellesi, ha incoronato Luca Vannelli, al suo quinto e ultimo mandato, e Cristina Maffei, rispettivamente come Bicciolano e Bela Majin del 2019. Tra i tanti eventi carnevaleschi, è stata promossa dal gruppo Amici della cartapesta, con il supporto del Comitato, una camminata volta a sensibilizzare i cittadini al tema della disabilità e per l’occasione è stata pensata una raccolta fondi da destinare all’acquisto di un nuovo pulmino per il trasporto delle persone disabili.

Storia del carnevale di Vercelli

In origine, il carnevale, indicava il banchetto d’addio alla carne che si teneva subito prima della Quaresima, il periodo di astinenza e digiuno. Con il passare degli anni il carnevale ha assunto sempre più importanza: fantasia, energia, creazioni popolari hanno trovato espressione in questo evento. Contrapposto ad ogni forma di religione ufficiale, il carnevale era la festa del popolo, luogo di follia e divertimento, dello scherzo e dell’abbondanza. A cavallo tra Settecento e Ottocento, il carnevale bussa anche alle porte di Vercelli. Le due maschere cittadine sono il Bicciolano e la Bela Majin, le cui origini risalgono a un personaggio che sarebbe vissuto proprio a Vercelli: Carlin Belletti.

Fonte: Vercelli YouthNews. Sfilata di carnevale

A quest’uomo si legano ideali come la rivolta contro i potenti del Palazzo, il ripudio delle angherie e la ricerca di un’ordine nuovo, pulito ed efficace. D’altro canto, quei tempi erano difficili e in prossimità della rivoluzione francese oltre a una classe privilegiata che governava imponendo gravi tassazioni, la città ebbe il bisogno di credere in quel personaggio coraggioso e nobile d’animo. Da Porta Milano partiva questa voglia di rivalsa verso i prepotenti che spadroneggiavano indisturbati in città. La figura di Carlin e la sua storia si intreccia con quella cittadina infatti, ancora oggi, la maschera del Bicciolano è vicina alla gente comune, spiritosa e di grande cuore. Così vogliamo ricordare un personaggio che ad ogni carnevale veste i panni del signore della città e, finalmente, lontano dai soprusi e dall’iniquità d’altri tempi.

La Bela Majin

Al Bicciolano è stata accostata la sposa, la Bela Majin, una donna molto bella. Popolana e capace di intervenire sempre, e giustamente, nei momenti opportuni. Colta, intelligente e ‘alla mano’, proprio come Belletti. Del Bicciolano si sente parlare già nel lontano 1849 e nei famosi carnevaloni di fine Ottocento. Negli anni successivi venne meno ricordato per poi fare una fugace apparizione nel 1935. Nel dopoguerra diventa il personaggio principale del carnevale di città e irrompe con la sua carica di vitalità e la sua Bela Majin.

Fonte: Tg Vercelli. L’antico carnevale

Il carnevale di Vercelli ha infatti acquisito un grande spessore grazie a manifestazioni per far divertire grandi e piccini. Oltre all’anima benefica, l’evento ha da sempre previsto la sfilata dei carri allegorici e veglie danzanti, accompagnate dalla musica. Ogni rione propone un proprio spettacolo per aggiudicarsi il premio di più bel carro delle sfilate. Il carnevale è sempre stato un mezzo per tramandare valori e tradizioni che i più saggi hanno diramato di anno in anno per mantenere viva la cultura e la vita vercellese.

Nel vercellese, il carnevale più antico del Piemonte

Non solo Vercelli festeggia il carnevale perché a pochi minuti dalla provincia, si entra in Santhià, dove il carnevale ha un valore storico molto importante ed è il più antico del Piemonte. Si racconta che sin dal lontanissimo 1300 un’associazione laica di giovani, si faceva promotrice di balli e feste proprio nel periodo carnevalesco. Molti documenti testimoniano la sua antica storia. Per esempio, è documentato un ‘richiamo’ ai giovani ragazzi per aver condotto, come da tradizione e “con la massima solennità”, un asino ricoperto con abiti sacerdotali in chiesa. Era il 1430, i ragazzi vennero condannati a pagare una multa di 25 soldi. Altri documenti, collocabili all’avvento del Ducato sabaudo, riportano come nei periodi carnevaleschi venissero introdotti dei vincoli per limitare i “rovesciamenti delle abitudini”. Storia, eccessi e feste popolane documentate da testi scritti, confermano le antichissime tradizione dei santhiatesi. Per ultimo, un documento in possesso della Pro Loco che risale al 1893, testimonia che in quell’anno si festeggiava “l’ottavo centenario dell’Antica Società Fagiuolesca“, il che permetterebbe di retrodatarne l’esistenza ad almeno il 1093.

Stevulin E Majutin 2019 Foto Life Molinaroli

Stevulin E Majutin 2019 Foto Life Molinaroli

Grazie alla bellezza dell’intera festa e la storia che la rende straordinaria, è bene sapere che il carnevale di Santhià, dal 10 agosto 2013, è ufficialmente gemellato con il carnevale di Viareggio, tra i più belli al mondo. Oggigiorno, l’arco temporale del carnevale è compreso tra il giorno dell’Epifania e l’alba del mogio Mercoledì delle Ceneri. Il Carvè santhiatese è composto di riti e cerimonie, di antica e incerta origine, quali le Pule e Còngreghe, la Bissa e i Curantun, le Sveglie Antelucane, la Fagiolata Colossale, i Corsi Mascherati, i Gironi Infernali, il Rogo del Babaciu, la Sfilata dei Maiali, la Benedizione dei Fagioli e Majutin e Stevulin padrun dal Carvè.

Pule e Còngreghe

A partire dal giorno dell’Epifania che segna l’apertura del carnevale di Santhià, la città è impegnata ogni sabato e domenica allo svolgimento delle Pule. Ogni compagnia carnevalesca è proprietaria di una parte del territorio urbano o extraurbano. I componenti della compagnia si fanno accompagnare da sei musicisti della Banda Musicale Cittadina di Santhià (la squadra ‘dla Pula) e bussano di casa in casa per ricevere un offerta che va a costituire il patrimonio dell’intera organizzazione del carnevale. Talvolta, le offerte in denaro sono sostituite da offerte di natura come la gallinella o pula, appunto. Anticamente la raccolta tra le cascine, serviva per procurare il salame e i fagioli per la Fagiolata o i soldi per pagare il sale per condirla (in tempi remoti, sold ‘dla sal). Al termine della giornata, trascorsa tra cibo e musica, la Squadra rientra in città e si reca in un luogo preciso per la Còngrega. Quest’ultima è una particolarissima asta che coinvolge i componenti della Squadra avversaria e fare in modo che questi rilanciano al rialzo per liberarsi dell’incombenza toccatagli.

Banda Musicale

Fonte: Camperviaggiare Insieme. Sfilata delle bande musicali di Santhià

La “Cansun del Carlevè” e il giovedì ‘grasso’

Musicisti e parolieri, dal 1895 e ininterrottamente ogni anno, si sono succeduti nel comporre la Canzone del Carnevale. Il testo prende spunto da fatti accaduti l’anno precedente a da personaggi locali parlandone con sarcasmo e ironia. Negli anni la Canzone si è chiamata “proclama”, “cannson”, “carnevalada“, “cansonissima” etc, e di fatto si tratta di un inno che accompagna tutto lo svolgimento dei festeggiamenti. La sera del Giovedì grasso invece, che coinvolge l’intera popolazione, si trascorre fra musica, cibo e divertimento.

Sfilata dei Maiali, Benedizione dei Fagioli e la Fagiolata

Fino a qualche anno fa, quindici giorni prima di carnevale, si svolgeva la preparazione della Fagiolata: la Salamada. Si trattava di una processione di maiali che si avviavano al macello. Le loro carni servivano per confezionare i salami necessari alla Fagiolata. Questo rito è stato poi sostituito da una sfilata puramente simbolica. La mattina del lunedì di carnevale, si accendono i fuochi di 150 grandi caldaie di rame che bollono fin dall’alba per preparare circa ventimila razioni di salame e fagioli.

Fonte: Associazione Turistica Pro Loco Santhià. Sfilata dei maiali nel periodo di carnevale

I Gironi Infernali, i giochi di Gianduja e il rogo del Babaciu (Re del Carnevale): la fine dei festeggiamenti

Dopo il primo Giro di Gala, la domenica sera di Carnevale, si svolge il Girone Infernale tra le vie cittadine: si tratta di un serpentone musicale che si snoda nelle vie del centro storico, dove tutti ballavano Bisse e Curantun, balli tradizionali del carnevale santhiatese. Sempre tra le vie del centro, il martedì mattina la popolazione è impegnata ad assistere o partecipare ai giochi di Gianduja. Non sono nient’altro che antichissimi giochi che rimandano alle tradizioni medievali. Il carnevale si chiude con il Rogo del Babaciu. La popolazione assiste al rogo accompagnato dal suono delle campane in lutto che si trasforma, dopo alcune note, in una allegra canzone.

Fonte: carnevaledisanthià.it. Il rogo del Babaciu

Stevulin e Majutin, le due maschere santhiatesi

Stevulin ‘dla Plisera e Majutin dal Pampardù (due luoghi esistenti, trattasi di due cascine in una zona limitrofe della città) sono le maschere ufficiali. Esse rappresentano due giovani contadini, sposi novelli, che sarebbero giunti in città durante il periodo del carnevale mentre governava un signorotto locale. Quest’ultimo consegnò le chiavi della città ai due giovani permettendogli di governare e amministrare la giustizia per tre giorni. Oggi, di questa antica usanza ne rimane la cerimonia della consegna delle chiavi dal parte del Sindaco che davanti alla popolazione affronta un discorso umoristico sui temi di attualità non solo locale. Negli anni successivi Stevu e Majot hanno assunto connotati ben precisi. Il martedì precedente al carnevale fanno la loro prima apparizione con la presenza di maschere provenienti da tutto il Piemonte. Recentemente, tutti coloro che hanno impersonato i due giovani contadini, si sono costituiti nel gruppo degli Stevu e Majot Frust (ovvero: usurati) e si ritrovano poco prima di carnevale per riunirsi in una cena conviviale.

Un poeta in ricordo del carnevale di San Germano

Tra le tante feste che avvengono nel vercellese, vale la pena soffermarsi sul carnevale di San Germano, piccolo paese appena fuori Vercelli. Per certi versi, possiamo legarlo al carnevale di Santhià, poichè il simbolo della festa del paese è il Babaciu. Il rogo del fantoccio rappresenta la fine della stagione invernale e la sua bruciatura rappresenta l’inizio di un nuovo anno agricolo.

Maschere

Il poeta Giuseppe Deabate che ha vissuto la sua giovinezza in paese, ne cantò il ricordo in Il Carnevale del Villaggio, pubblicato sulla Gazzetta Della Domenica del Popolo del 1886. Le allora maschere erano Martin che rappresentava un paesano che arrivava dalla fiera e la Madona, la sua compagna. In tempi più recenti hanno tramutato il nome in Giarman e Giarmanina cambiandone la storia: rappresentano una coppia di emigrati sangemanesi a Torino che ritornano in treno per ritrovare i genitori rimasti in paese. Questa situazione rappresenta un fatto reale perché a cavallo dei due secoli si è verificato un intenso flusso migratorio verso il capoluogo. Le maschere arrivano da Torino e vengono accolte in stazione e con un breve corteo, seguito dal carro del Babaciu, si recano in Comune. Il Sindaco affiderà a loro le chiavi del paese. La sfilata dei carri allegorici si svolge di sabato e domenica pomeriggio. Recentemente è stata introdotta anche una sfilata notturna. L’intera festa è composta dal tradizionale Ballo dei Bambini, la Fagiolata (come avviene a Santhià) e la bruciatura del Babaciu come atto di chiusura.

Il Carnevale: storia e leggenda di una tradizione che unisce il territorio ultima modifica: 2019-02-27T19:53:16+02:00 da Andrea Bellini

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