PERSONAGGI STORIA

Eugenio e Giuseppe Garrone: i due fratelli nella storia di Vercelli

Vercelli è una città d’arte che accoglie centinaia di turisti nel periodo estivo e non. Il Duomo, la sinagoga e l’ex ghetto ebraico, il salone Dugentesco, sono solo alcune delle tante meraviglie del capoluogo piemontese. Di estrema importanza sono le due medaglie d’oro al Valor Militare assegnate per merito a Eugenio e Giuseppe Garrone, caduti nella Grande Guerra. Ne coltivano la memoria i nipoti, figli di Luigi Galante. Grazie ad un decreto degli anni Venti, i Galante e i Garrone andranno a formare un unico cognome. Alessandro, storico e giurista, Carlo, magistrato e avvocato.

Grande Guerra

Giuseppe ed Eugenio – Pinotto e Neno per gli amici e persone intime – sono nati a Vercelli dal matematico Luigi Garrone e dalla madre borghese Maria Ciaudano. Pinotto e Neno, due dei sei figli, crebbero in una modesta casa in via dei Macelli e sin da giovanissimo, Eugenio sviluppò l’amore per la poesia. Dotato di indole docile e malinconica, subì l’influenza del fratello, spirito orgoglioso e pratico, che lo indusse verso un forte patriottismo. Entrambi studiano e si laureano in giurisprudenza a Torino. Negli anni dell’università, insieme ad alcuni amici, fondarono la Sezione Universitaria del Club alpino italiano (Sucai) ma Neno, dopo la laurea, decise di licenziare alcune pubblicazioni tra cui la più nota e significativa Contributo alla teorica della domanda giudiziale (1910).

Quando l’Italia entrò in guerra, i due fratelli non esitarono a partire per il fronte. Nonostante dovettero essere riformati per la loro gracilità fisica, non pensarono per un secondo di abbandonare il progetto. Eugenio fu ferito per la prima volta a Vallarsa e poi sul Pasubio, fresco di nomina di sottotenente di Milizia Territoriale nel 3° Reggimento Alpini. Promosso a tenente, partecipò al battaglione di Tolmezzo, riunendosi con il fratello. Il 14 dicembre dello stesso anno, sul Monte Grappa, Giuseppe (dilaniato da un colpo di artiglieria morì durante il trasporto al posto di medicazione, rimanucciso dallo scoppio di una granata) morì tra le braccia del fratello, Neno, ferito al petto, venne trasportato in gravi condizioni all’ospedale di Innsbruck e poi a quello di Salisburgo.

Alpini

Il 21 dicembre, da Innsbruck, Eugenio scrisse alla famiglia: “Cara Mamma, cari tutti, vi mando il mio bacio. Sono ferito ai polmoni, ma non gravemente. State tranquilli. Pinotto è caduto nelle mie braccia… Tornerà uno solo dei due; il tuo Eugenio sarà per te parte di Lui che non è più”. Morì il 6 gennaio del 1918 a Salisburgo. Morirono così i fratelli Garrone, molto legati e che si volevano bene. I due fratelli hanno fatto la storia della città di Vercelli e proprio per questo meritano che l’Italia li ricordi per sempre.

Le medaglie d’oro

Tre anni dopo la morte di Eugenio Garrone, un Regio Decreto del 2 giugno 1921 gli conferiva la Medaglia d’oro al valor militare in qualità di tenente nella 6aCompagnia dell’8º Reggimento Alpini:

“Nonostante la precedente riforma, partì volontario di guerra e, pieno di entusiasmo e di fede, fu costante esempio di valore, di sacrificio e di emulazione fra i soldati, che lo amarono come fratello. In ogni discorso, in ogni lettera rivelò tutta la sua anima di eroico giovane che non compì azione se non prodigiosa. A Coston del Lora, a Dosso Faiti, in violenti e micidiali combattimenti si dimostrò valorosissimo trascinatore di uomini. A Col della Berretta, agognando ardentemente alla vittoria, caduto gravemente ferito, con fervide invocazioni animò i suoi alpini alla resistenza e non volle abbandonare il fratello ferito ed il terreno della lotta, sul quale venne fatto prigioniero. Morì in un ospedale austriaco, ammirato dagli stessi nemici”.

— Coston di Lora, settembre 1916; Dosso Faiti, maggio 1917; Col della Berretta, 14 dicembre 1917

Fratelli Garrone

Fratelli Garrone

Capitano Giuseppe Garrone (Alpini, Comandante della 69ª compagnia del battaglione “Gemona” dell’8º reggimento Alpini):

“Dopo il valoroso contegno in Colonia, nonostante la grave ferita colà riportata, domandò ed ottenne un posto d’onore sul fronte d’Italia, dove combattendo con coraggio, riuscì di esempio col suo fascino ai dipendenti. Rifiutatosi di raggiungere il Tribunale di guerra, ove era stato destinato, per non abbandonare i suoi compagni di trincea, con questi, nel ripiegamento dell’Esercito facendo successive difese, si portò sul monte or sacro all’Italia vittoriosa e quivi, combattendo strenuamente, ferito grave, conduceva la compagnia a successivi contrattacchi trattenendo l’avversario, finché esausto e rifiutando ancora di allontanarsi, veniva catturato e poco dopo esalava la sua nobile anima invocando la Patria, il Re, la famiglia, come nelle sue numerose e commoventi lettere dal fronte ad amici e parenti”.

— Carnia, 1916- 1917; Col della Berretta, 14 dicembre 1917

Eugenio e Giuseppe Garrone: i due fratelli nella storia di Vercelli ultima modifica: 2019-02-01T19:54:23+01:00 da Andrea Bellini

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