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Vercelli Pride: una chiacchierata con la presidente di Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia

Foto di gruppo con Giulia Bodo

Per la prima volta nella storia della città, Vercelli ospiterà il Pride. Il Vercelli Pride. Una manifestazione nata, anni fa, come Gay Pride, e che in una quindicina d’anni si è trasformata. «Si sono aggiunte altre identità al movimento e sono entrate a far parte della lotta per la rivendicazione dei diritti», ci spiega Giulia Bodo, presidente di Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia. Per Vercelli il discorso è ancora più ampio. Sull’onda del Pride di Palermo, quello dell’11 maggio vedrà al suo centro i diritti dei migranti LGBTi+.

Non si chiama più “Gay Pride”

«È l’orgoglio in generale delle categorie oppresse, in tutta Italia e nel resto del mondo, da circa una decina di anni, si parla di orgoglio delle persone LGBT e non solo». Giulia Bodo sottolinea così il significato e l’evoluzione di questa manifestazione. Chiamarlo “gay pride” è, quindi, un errore che non va più fatto. Un punto delicato da affrontare. «Noi proviamo a veicolare il messaggio giusto», continua Giulia. «Chiunque sia stato ad un Pride ha visto chi sono i partecipanti e ci sono anche molte famiglie. Non solo drag queen. E, soprattutto, non è una manifestazione di folklore».

Ragazzi sfilano ai Moti di Stonewall

Un istante durante i moti di Stonewall. Credits foto: wired.it

Il pride è percepito in modo distorto

«Il nostro problema è che non abbiamo una cultura dei diritti LGBT per questo il Pride è percepito in modo distorto». Infatti il Vercelli Pride segna anche una data importante: è il primo ad aprire le celebrazioni dei cinquant’anni dai moti di Stonewall. «Il Pride è un movimento di protesta. La rivoluzione dei diritti LGBTi+ l’hanno fatta le persone estromesse dalla società. È nata come rivolta, con i Moti di Stonewall». Furono scontri violenti tra la polizia e gli omosessuali. Il primo avvenne la notte del 27 giugno 1969, dando così il via al Moto. «Tutto è nato in un contesto diverso che, per fortuna, non è paragonabile ad oggi», Giulia sottolinea che la lotta, però, non è finita.

Unioni civili e Giulia Bodo

Giulia Bodo, presidente di Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia. Credits foto: Giulia Bodo

«Non possono esserci più mezze misure sui diritti e sulla vita degli altri. Dobbiamo smettere di accettare compromessi. Le unioni civili sono un compromesso che abbiamo dovuto accettare. Per fortuna le persone, dal 2016 ad oggi, hanno avuto un riconoscimento sociale come coppia, legislativo e giuridico. Le famiglie hanno ottenuto dignità. Però viene comunque considerata un’unione di serie B, di ghettizzazione, essendo un’istituzione giuridica apposta per gli omosessuali» continua.

Non si tratta soltanto di comunità  LGBT+, ma anche di immigrazione

Il Vercelli Pride ha come focus i diritti dei migranti LGBTI+, questo perché Giulia e i suoi volontari si spendono molto per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti. «Noi facciamo anche formazione nei centri di accoglienza con i ragazzi di Africa Arcigay», ci racconta la presidente. «La formazione è sia per gli operatori che per gli ospiti che si trovano a convivere con connazionali LGBT». Si vuole formare anche gli ospiti perché i migranti LGBTi+ nei loro paesi sono perseguitati, uccisi e discriminati.

Giulia Bodo e Africa Arcigay in vista del Vercelli Pride

In attesa del Vercelli Pride: una vecchia manifestazione. Credits foto: Giulia Bodo

La loro realtà Cig Arcigay è considerata un’eccellenza nel mondo LGBTi+ in Italia. Questo perché sono gli unici ad avere degli africani attivisti, spinti dalle gravissime forme di repressione che hanno subito sulla loro pelle. «Le persone africane non hanno gli strumenti per fare attivismo, non sono interessati alle questioni burocratiche, però ci mettono la faccia e aiutano tutti quelli che si nascondono». Nella storia delle proteste, delle lotte, ci deve essere sempre qualcuno che lo fa per primo e che lotta di più anche per gli altri. «Loro sono dei pionieri in Italia, perché nessun comitato Arcigay ha un gruppo di persone LGBTi+ africane che si espone pubblicamente».

Il fulcro del Vercelli Pride

«Palermo è una città pioniera dell’immigrazione in generale. Ha già dedicato due Pride all’immigrazione, all’accoglienza e ai diritti delle persone migranti. Noi vorremmo che i migranti LGBTi+ fossero i protagonisti del nostro Pride. Vorremmo collaborare con i ragazzi perché vogliamo che la loro identità sia il fulcro del nostro Pride», ci risponde Giulia. «Avendo una realtà del genere, non potevamo fare altrimenti. È stata una scelta naturale, visto che nessuno ha una realtà come la nostra. Chi meglio di noi potrebbe aiutarli ad avere visibilità e ad esprimersi come vorrebbero?»

Banchetto dell'Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, verso il Vercelli Pride

Vercelli Pride: banchetto dell’Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia. Credits foto: Giulia Bodo

Una decisione che la presidente ha preso anche in merito a dubbi scaturiti da alcuni migranti gay sul loro futuro come persone omosessuali nel nostro Paese. Nel giro di tre mesi avevano già un bel gruppetto di gente pronta a parlare con la gente. «A farli uscire dai loro gusci», ci spiega Giulia Bodo citando le parole di un ragazzo che l’ha contattata. Il primo assaggio di Pride lo hanno avuto a Torino, con i numeri che mano a mano crescevano. Fino al punto di poter organizzare il Vercelli Pride.

«A braccia aperte» è lo slogan che hanno scelto per il Vercelli Pride. I vercellesi lo accoglieranno a braccia aperte?

«Da quando abbiamo annunciato il Pride, spuntano come funghi i convegni omofobi», ma nonostante questo, Giulia è molto positiva riguardo l’accoglienza in città. «Accoglierci a braccia aperte? Sì, assolutamente. Ci sono stati dei commenti spiacevoli, non neghiamo questa evidenza», aggiunge riferendosi ad alcuni commenti molto forti e a volte offensivi ricevuti su Facebook. «Però abbiamo avuto anche tantissimi consensi positivi. Abbiamo anche tantissime offerte di aiuto. Ci aspettiamo un bel supporto e dobbiamo ancora lanciare la call per i volontari».

Verso il Vercelli Pride: Giulia Bodo e alcuni migranti LGBTi+

Vercelli Pride: Giulia Bodo e alcuni migranti LGBTi+ al loro banchetto. Credits foto: Giulia Bodo

«Crediamo di star facendo un pezzo di storia della nostra città. Un pezzo importante. Forse non tutti lo capiranno subito. Lo consideriamo un mattoncino per costruire la nostra casetta di inclusione. Ci auguriamo che questo mattoncino sia, però, grande. Fondamentale. È qualcosa di cui la nostra città ha bisogno».

La buona accoglienza e il sostegno sono arrivati anche dalla politica, come la presidente di Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia tiene a farci sapere. «Alcuni partiti e movimenti ci hanno già confermato la loro adesione. Stiamo aspettando le risposte di tutte le varie associazioni a cui abbiamo mandato le richieste. Poi metteremo i loghi di quelle che hanno aderito sul sito. Piano piano stiamo avendo una bella risonanza. Hanno parlato di noi anche i pastafariani, che verranno al Pride. Ci sarebbe piaciuto coinvolgere anche Emma Bonino, in seguito al suo discorso sull’accoglienza LGBTi+».

Dal pensiero alla realizzazione

«Ci ha aiutato tantissimo Novara Arcobaleno, perché nonostante i piccoli numeri sono riusciti a fare un bel Pride. Quindi abbiamo pensato che magari ci saremmo riusciti anche noi. In più, l’altra spinta decisiva è arrivata con il cinquantenario dei Moti di Stonewall. Essendoci una ricorrenza così importante, sarebbe stato un grandissimo peccato perderla», ci racconta Giulia. «Se avessimo dovuto pensare alle forze che avevamo e che abbiamo e a tutto ciò che comporta l’organizzarlo, ci saremmo arresi. Però la volontà di dare un segnale alla nostra città e anche alla comunità LGBTi+, con l’inclusione dei migranti, è stata veramente forte. È stato uno stimolo a cui non abbiamo resistito».

Vercelli Pride, la presidente Giulia Bodo

Verso il Vercelli Pride: Giulia Bodo. Credits foto: Giulia Bodo

«Abbiamo iniziato a pensare al documento politico, cercando di renderlo il più semplice possibile». Ci racconta anche cose un po’ più tecniche. «Però, la prima cosa che abbiamo fatto, dal punto di vista pratico, è stato pensare al percorso. Subito dopo, abbiamo comunicato alla questura che volevamo fare il Pride. Ci hanno accolto molto bene e sono stati molto collaborativi. Ci hanno dato l’ok. Non abbiamo ancora riscontrato ostruzionismi e problemi organizzativi. Siamo molto contenti e speranzosi», conclude Giulia Bodo.

Stefania Filice

Autore: Stefania Filice

Laureanda in lingue e letterature straniere moderne.
Appassionata di libri, scrittura, fotografia e videomaking.
Qualsiasi cosa abbia a che fare con la creazione di una storia, l’immaginario e la fantasia.

Vercelli Pride: una chiacchierata con la presidente di Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia ultima modifica: 2019-03-13T11:19:57+02:00 da Stefania Filice

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