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Silvio Piola: il bomber senza scudetto

Silvio Piola

Riuscireste a immaginare Cristiano Ronaldo senza aver vinto neppure uno scudetto? Probabilmente nessuno ci riesce. È capitato a Silvio Piola, uno dei più grandi bomber italiani, dalla carriera fantastica. Chiudere con il calcio alla bella età di 41 anni senza un trofeo ad eccezione di un mondiale e dei titoli da capocannoniere. Tira i primi calci nella Veloces per poi accasarsi con la Pro Vercelli per cinque lunghi anni. Il suo trasferimento alla Lazio determina la sua consacrazione da calciatore riuscendo a battere ogni record ottenuto negli anni precedenti. Chiude infine con le maglie della Juventus e del Novara. Piola ha anche totalizzando la bellezza di 290 reti nella classifica dei bomber italiani, mai nessuno come lui neppure Giuseppe Meazza, l’amico-nemico del piemontese.

Silvio Piola, un modello da seguire

Nasce a Robbio da Giuseppe ed Emilia Cavanna in un periodo in cui la sua famiglia si era trasferita  temporaneamente da Vercelli in Lomellina per motivi di lavoro. Aveva un fratello più grande, Serafino (1909-2001) che dovette rinunciare alla vita da calciatore per un difetto alla vista che lo obbligò a tenere gli occhiali; divenne ragionerie.

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Silvio Piola

La madre era la sorella del portiere della Pro Vercelli Giuseppe Cavanna, figura importante per la crescita di Silvio. Anche il cugino Paolino ebbe una dignitosa carriera da calciatore. Da giovanissimo si arruola tra le bianche casacche e nel 1934  passò alla Lazio, voluto dai fascisti Marinelli e Vaccaro. Rimase in biancoceleste per ben 9 stagioni e visse nel quartiere Flaminio. Quattro anni più tardi dal suo arrivo nella Capit ale conquista Francia ’38 portando l’Italia sul tetto del mondo. Silvio Piola era anche lo sportivo per eccellenza considerando il suo stile di vita. Non beveva e non fumava, non andava a donne e non amava comparire nelle pubblicità. Condusse una vita tranquilla ed era un appassionato cinofilo, amante della caccia e della pesca. Forse sono questi i motivi per il quale riuscì a rimanere sui campi più a lungo rispetto ai suoi coetanei. Nel 1948 si sposò con Alda Ghiano (unica sua grande fiamma) da cui ebbe due figli: Dario (1949-2011), stopper della Pro Vercelli, poi avvocato e politico e Paola (1952) che divenne psicologa. Aveva anche un pronipote, Alonso (1979) di nazionalità brasiliana  e attaccante in campionati minori sudamericani, svizzeri e italiani.

 

Meazza, l’amico-nemico

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Piola e Meazza

Negli anni di Giuseppe Meazza, Silvio Piola era l’unico che poteva reggere il paragone. Il centravanti piemontese era decisamente di una spanna al di sopra degli altri e non solo per i numeri e i record. Alto abbastanza da far suoi tutti i palloni che piovevano dal cielo e con palla a terra, nonostante la scarsa tecnica, era dinamico e preciso. Un vero e proprio assassino d’area di rigore perchè intuiva prima degli altri come concludere l’azione.

Entrambi hanno dato prova del loro spessore conquistando il Mondiale del 1938. L’Inter cercò di portare a Milano Silvio Piola per costruire il tandem d’attacco perfetto ma qualcosa andò storto causa ordini provenienti dall’alto. Se la società nerazzurra si fosse aggiudicata le prestazioni della’attaccante vercellese avrebbe vinto il campionato troppo facilmente.

Trasferimento saltato e Piola vola a Roma: la Lazio sborsa una cifra di 250 mila lire, una somma incredibile e irrinunciabile per quei tempi. Silvio Piola conquista i cuori dei tifosi laziali che ancora oggi lo reputano come uno degli attaccanti più forti di sempre che abbia giocato per la loro squadra. Nessuno si dimentica il derby del 1941 quando si procurò un taglio sulla fronte che chiese di medicare per ritornare subito in campo. A denti stretti trascina la squadra portandola alla vittoria proprio con un suo gol di testa. Non va dimenticata la sfida del ’33 contro la Fiorentina dove segnò ben sei gol. Proprio per questo che ancora oggi detiene il record di gol siglati in una sola gara di Serie A insieme a Omar Sivori. Nel 1931 invece, infilò il portiere dell’Alessandria quattro volte.

Silvio Piola muore nel suo periodo alla Lazio?

Un giovane Silvio Piola

Un giovane Silvio Piola

Silvio Piola è di fatto l’attaccante di Serie A più prolifico di sempre ma la sua carriera è stata anche interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943, anno in cui l’Italia firma l’armistizio l’8 settembre per uscire dalla guerra, il paese si spaccò in due e Piola dovette tornare nella sua città di origine senza far più ritorno a Roma per giocare con la Lazio. Si sparse quindi la voce che Piola fosse stato ucciso dai bombardini perché la comunicazione tra nord e sud erano saltate e non si avevano più notizie dell’attaccante piemontese.

Nel frattempo Piola è vivo e vegeto e non ha perso tempo per tornare a giocare a pallone firmando col Torino con il quale disputa un campionato non valido. Dopo quattro mesi di fake news, in cui si sono tenute delle messe in suffragio, il quotidiano Nuovo Sport smentisce la notizia. Dopo la guerra firma per la Juventus dove milita per due stagioni. Infine si trasferisce al Novara in Serie B all’età di 34 anni e quando tutti lo ritenevano vecchio, riuscì a stupire ancora giocando per altri sette anni. Riportò il Novara nella massima serie con 70 gol all’attivo di cui 18 siglati a 38 anni. L’ultimo gol lo realizza a 40 anni.

Silvio Piola: l’esordio a 16 anni con la Pro Vercelli

Silvio Piola debutta alla giovane età di 16 anni con la Pro Vercelli nel febbraio del 1930, contro il Bologna. La gara finì 2-2 e con un assist all’attivo. Segna le prime due reti in estate durante l’amichevole contro il Red Star FC Parigi. Il suo primo gol ufficiale con la maglia della Pro Vercelli arriva il 2 novembre del 1930 contro la Lazio, la sua futura squadra.

Silvio Piola

Silvio Piola entra in campo – Fonte: Calcio Fanpage

Piola realizza 13 reti nella sua prima stagione. L’anno successivo possiamo definirlo ‘dei record’ perchè realizza una doppietta e una tripletta a soli 17 anni, un poker invece a 18 contro l’Alessandria. Nei due campionati successivi (1931-’32 e 1932-’33) mise all’attivo dodici e undici reti conquistandosi le prime convocazioni in Nazionale B, segnando una doppietta all’esordio contro la Svizzera B, gara terminata 5-0 per gli Azzurri.

Così forte e così giovane, suscita l’interessa di squadre d’alta classifica come l’Ambrosiana Inter, Torino, Juventus e Napoli. Nel 1933 la Pro Vercelli, non più squadra di vertice, rifiuta di cederlo e arriva allo scontro con il giocatore. Venne raggiunto l’accordo garantendo a Piola il passaggio all’Ambrosiana per far coppia con Meazza l’anno successivo ma non andò esattamente così. Come anticipato precedentemente, forze dall’alto imposero il trasferimento alla Lazio. Seppur poco convinto della nuova destinazione, Piola lascia Vercelli.

Silvio Piola e gli anni al Torino e alla Juventus

In quegli anni i campionati erano bloccati e Piola torna al Nord e ottenne il permesso per arruolarsi al Torino FIAT che disputò il campionato d’Alta Italia. Con Gabetto formò una coppia d’attacco devastante, supportato da Loik e Mazzola. Segnò 27 reti ma non furono sufficienti per vincere il campionato, vinto a sorpresa dai Vigili del Fuoco della Spezia.

Piola era desideroso di stabilirsi definitivamente in Piemonte e il 19 settembre del 1945 venne acquistato dalla Juventus per circa due milioni di lire. Il trasferimento record prevedeva il pagamento di un milione e mezzo più una partita amichevole da disputarsi a Roma con l’incasso, previsto pari a mezzo milione, in favore della società biancoceleste.

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Silvio Piola – Fonte: Storie di Calcio – Altervista

Con la Juventus disputò due campionati: la Divisione Nazionale del 1945-10946 e il torneo 1946-1947. Purtroppo però erano gli anni del Grande Torino in cui la Juventus contese lo scudetto senza successo con in granata. Anche in questa occasione Piola mancò l’appuntamento con il Tricolore. Al posto giusto ma nel momento sbagliato, questa sembra essere la triste sfortuna del centravanti vercellese.

La ‘manina santa’ e l’assurda squalifica

Durante la straordinaria e lunga carriera di Silvio Piola non sono mancati curiosi episodi che l’hanno visto coinvolto da protagonista. Nel 1937, in occasione del derby contro la Roma, la gara finì in rissa e Piola venne squalificato per una giornata perchè, da capitano, non è riuscito a sedare la guerriglia e dividere i giocatori. Non mancò neppure l’intervento dei carabinieri. Il secondo episodio capita due anni più tardi con la maglia della Nazionale durante la gara contro l’Inghilterra. Il centravanti azzurro segna un gol di mano senza malizia. L’arbitro non se ne accorse e convalidò il gol e la stampa inglese si scatenò ritenendo falsato il 2-2 finale. È lo stesso Piola a ricostruire il momento del gol di mano.

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Tentai una rovesciata, ma non avendo lo spazio per distendermi e vedevo la sfera che stava cadendo, allungai il capo per colpire con la nuca. Quando mi avvidi che non ce l’avrei fatta, portai la mano all’altezza della testa e il pallone schizzò in porta

 

Carriera al tramonto: Silvio Piola, Novara e Nazionale

Anche in Nazionale Silvio Piola dà il meglio di sé e portò al successo gli azzurri di Vittorio Pozzo conquistando il Campionato del Mondo di Francia ’38. Cinque reti in quattro gare tra cui la doppietta in finale con la fortissima Ungheria. Piola è al terzo posto tra i marcatori azzurri di sempre con 30 reti in sole 34 partite in Nazionale dietro a Riva e Meazza.

La Nazionale di Piola

Silvio Piola ha ormai 34 anni e tra lo scetticismo dei tifosi, vista l’età, si trasferisce nel Novara che militava in Serie B. Stupì ovviamente tutti. Portò la squadra immediatamente nel massimo campionati e giocò con i piemontesi per altre sei stagioni in Serie A segnando un totale di 70 gol. L’ultima sua rete risale al 7 febbraio del 1954 contro il Milan mentre l’ultima partita la disputò contro l’Atalanta il 7 marzo dello stesso anno. Fu la fine di un giocatore straordinario in grado di segnare su ogni campo e in qualsiasi maniera con una costanza disarmante nell’andare a segno. Destro, sinistro, testa o acrobazia, poco importava per Piola perchè il modo per andare in gol lui lo trovava sempre. Un bomber di razza pura con il solo rimpianto di non essere riuscito a vincere quel maledetto scudetto.

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Fonte: Fox Sports

Fu la fine della lunga carriera di un giocatore straordinario in grado di segnare con costanza disarmante in ogni modo, di destro, di sinistro, di testa, in fantastiche acrobazie, ma che ebbe sempre quel grande rimpianto di non aver mai vinto il tanto desiderato scudetto.

Silvio Piola: il bomber senza scudetto ultima modifica: 2018-12-07T15:49:24+02:00 da Andrea Bellini

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